mercoledì 13 gennaio 2010

C'E' UN LIMITE A TUTTO

Cari colleghi in questa benedetta missione, che ormai è giunta al capolinea, se ne sono sentite e viste veramente di tutti i colori. Come ogni cosa, qualsiasi essa sia, bisogna sempre limitarla nel farla, perchè il troppo alla fine non va mai bene, come il sovradosaggio dei medicinali crea nausea, disgusto, malumore e tutto ciò che ne consegue. Quante stronzate o eccessi abbiamo sentito e subito, in tutti i sensi intendo. C'è chi è convinto di essere stato e sicuramente di continuare ad essere più furbo e più intelligente degli altri, non pensando che chi ascoltava o subiva l'eccesso è e rimarra più saggio ed equilibrato.
Voglio dedicare questo post a questi soggetti che grazie a Dio non sono tanti, che però grazie all'intelligenza degli altri sono stati detestati e disprezzati con giudizio finale di veri cazzari.
Allego il testo della canzone di Simone Cristicchi:
L'ITALIA DI PIERO:
Piero dice che l'altr'anno è stato sulla luna,
Piero dice c'ha piantato funghi e mariujana, la penisola italiana ha un suo stivale,
Piero è stato assolto dalla corte costituzionale,
Piero con il suo gommone sbarca clandestini,
Piero è stato battezzato insieme a Ceccherini,
Piero ha pubblicato un libro per la Mondadori,
Piero è amico sia delle veline che dei calciatori, come ogni politico lui sta vicino agli elettori, ma non vota Prodi e nemmeno Berlusconi.
Piero dice che ha inclinato la torre di Pisa,
Piero dice che ha dipinto lui la Monnalisa,
Piero nell'armadio ha solo abiti di Prada,
Piero sta in contatto con Emergency di Gino Strada,
Piero ha fatto un sacco di merende con Piacciani,
Piero ieri ha dichiarato guerra ai talebani,
Piero dice che l'Italia è fatta a stelle a strisce, ma da sempre preferisce farsi solo strisce.
Piero ha fatto vincere l'Italia nei mondiali...
Piero adesso si è arruolato con i bersaglieri...
Piero, non dirmi che è vero, quello che mi hai detto,è la verità....ma che CAZZARO. Bella, l'Italia di Piero, quello che succede è un'assurdità... ma è tutto vero.
Piero ha intercettato le telefonate a Moggi,
Piero pure in Vaticano c'ha 2000 appoggi,
Piero non rinuncerebbe mai alla lotta, e si scrive ai terroristi come fa il Magnotta.
Piero in casa ha progettato bombe nucleari, col polonio lui fa sempre il pieno alla Ferrari, dice che Borghezio c'ha una nonna tunisina, è la tiene segragata da vent'anni giù in cantina.
Piero si era dato fuoco lì davanti al parlamento.... poi ha cominciato a diluviare e lui si è spento.... Piero non dirmi che è vero, quello che mi hai detto,è la verità....ma che CAZZARO. Bella, l'Italia di Piero, quello che succede è un'assurdità... ma è tutto vero. La storia ci insegna! Ma che ci insegna? La storia ci insegna! Ma che ci insegna? La storia ci insegna! Ma che ci insegna?

lunedì 11 gennaio 2010

Visita il mio BLOG



Amici,
per non riempirvi il vostro Blog di mie lettere e riflessioni, ti invito a visitare il mio e a segnarvelo nei vostri link.
Grazie della vostra amicizia.
don Marco

Servizi solidali.


Ci sono momenti in cui, la solidarietà va aldilà di quelli che dovrebbero essere i compiti primari per cui siamo qui... vigilare, prestare attenzione agli obiettivi sensibili come potrebbe essere uno stabile, una dogana o un soggetto, il quale non aveva altro di meglio da fare che....insomma assolvere quanto richiesto da questa missione.
Però i bambini di questi luoghi, (come tutti del resto) sono capaci con poco a farsi voler bene, ad attirare le nostre attenzioni, non ci mettono tanto impegno, (figuriamoci se lo facessero) un sorriso, un ciao... ed fatta! sono commoventi, suscitano sentimento rendendoti partecipe delle loro idee, dei loro giochi del mondo che li circonda, ed ecco che sei coinvolto nelle loro fantasie in pieno, ti fanno quasi dimenticare che stai lavorando.
Ma come puoi negare un sorriso, una carezza, un abbraccio, ti si stringe il cuore quando vengono accanto, ti guardano quasi a chiederti vuoi giocare con me? Be... ieri ci siamo sbizzarriti, abbiamo giocato, ballato e siamo stati capaci anche ad insegnargli qualcosa di italiano, di tradizionale siciliano, la tarantella per eccezione... sciuri sciuri, grazie alle metodologie di insegnamento del LETA Luciano Marco.
Anche questo fa parte di questa missione, la solidarietà verso chi ha bisogno...anche di un semplice sorriso facendo felici alcuni bambini e allietando il nostro servizio.

mercoledì 6 gennaio 2010

OMELIA del 6 Gennaio Solennità dell'EPIFANIA

Carissimi,
questa l'Omelia di questa sera nella Sonne S. Messa dellìEpifania. Te la ripropongo qui, affinchè possa essere un'occasione di lettura spirituale e per farti sapere che è stato preparato un fascicoletto sulle Religioni, come leggerai. Buona Lettura.
tuo don Marco


“OGGI UNA GRANDE LUCE DISCENDE SULLA TERRA”

nella chiesa cristo si rivela a i popoli



Cari fratelli e sorelle,
celebriamo oggi Cristo, Luce del mondo, e la sua manifestazione alle genti. Nel giorno di Natale il messaggio della liturgia suonava così: "Hodie descendit lux magna super terram – Oggi una grande luce discende sulla terra" (Messale Romano).
Vorrei, ora, farvi ripercorrere un discorso pronunciato del Papa Benedetto XVI, affinché le Sue parole guidino la nostra riflessione, scaldino il nostro cuore e come una stella orientino il nostro cammino, in questa festa, simbolo dell’Universalità della Chiesa.
A Betlemme, questa "grande luce" apparve a un piccolo nucleo di persone, un minuscolo "resto d’Israele": la Vergine Maria, il suo sposo Giuseppe e alcuni pastori. Una luce umile, come è nello stile del vero Dio; una fiammella accesa nella notte: un fragile neonato, che vagisce nel silenzio del mondo… Ma accompagnava quella nascita nascosta e sconosciuta l’inno di lode delle schiere celesti, che cantavano gloria e pace (cfr Lc 2,13-14).
Così quella luce, pur modesta nel suo apparire sulla terra, si proiettava con potenza nei cieli: la nascita del Re dei Giudei era stata annunciata dal sorgere di una stella, visibile da molto lontano. Fu questa la testimonianza di "alcuni Magi", giunti da oriente a Gerusalemme poco dopo la nascita di Gesù, al tempo del re Erode (cfr Mt 2,1-2).
L’avvenimento evangelico che ricordiamo nell’Epifania – la visita dei Magi al Bambino Gesù a Betlemme – ci rimanda così alle origini della storia del popolo di Dio, cioè alla chiamata di Abramo. Siamo al capitolo 12° del Libro della Genesi. I primi 11 capitoli sono come grandi affreschi che rispondono ad alcune domande fondamentali dell’umanità: qual è l’origine dell’universo e del genere umano? Da dove viene il male? Perché ci sono diverse lingue e civiltà? Tra i racconti iniziali della Bibbia, compare una prima "alleanza", stabilita da Dio con Noè, dopo il diluvio. Si tratta di un’alleanza universale, che riguarda tutta l’umanità: il nuovo patto con la famiglia di Noè è insieme patto con "ogni carne". Poi, prima della chiamata di Abramo si trova un altro grande affresco molto importante per capire il senso dell’Epifania: quello della torre di Babele. Afferma il testo sacro che in origine "tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole" (Gn 11,1). Poi gli uomini dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra" (Gn 11,4).
La conseguenza di questa colpa di orgoglio, analoga a quella di Adamo ed Eva, fu la confusione delle lingue e la dispersione dell’umanità su tutta la terra (cfr Gn 11,7-8). Questo significa "Babele", e fu una sorta di maledizione, simile alla cacciata dal paradiso terrestre.
A questo punto inizia la storia della benedizione, con la chiamata di Abramo: incomincia il grande disegno di Dio per fare dell’umanità una famiglia, mediante l’alleanza con un popolo nuovo, da Lui scelto perché sia una benedizione in mezzo a tutte le genti (cfr Gn 12,1-3). Questo piano divino è tuttora in corso e ha avuto il suo momento culminante nel mistero di Cristo.
Da allora sono iniziati gli "ultimi tempi", nel senso che il disegno è stato pienamente rivelato e realizzato in Cristo, ma chiede di essere accolto dalla storia umana, che rimane sempre storia di fedeltà da parte di Dio e purtroppo anche di infedeltà da parte di noi uomini. La stessa Chiesa, depositaria della benedizione, è santa e composta di peccatori, segnata dalla tensione tra il "già" e il "non ancora". Nella pienezza dei tempi Gesù Cristo è venuto a portare a compimento l’alleanza: Lui stesso, vero Dio e vero uomo, è il Sacramento della fedeltà di Dio al suo disegno di salvezza per l’intera umanità, per tutti noi.
L’arrivo dei Magi dall’Oriente a Betlemme, per adorare il neonato Messia, è il segno della manifestazione del Re universale ai popoli e a tutti gli uomini che cercano la verità. E’ l’inizio di un movimento opposto a quello di Babele: dalla confusione alla comprensione, dalla dispersione alla riconciliazione.
Vediamo nei Magi i popoli che si aggregano al resto d’Israele, preannunciando il grande segno della "Chiesa poliglotta", attuato dallo Spirito Santo cinquanta giorni dopo la Pasqua.
Questo "mistero" della fedeltà di Dio costituisce la speranza della storia.
La Chiesa è, nella storia, al servizio di questo "mistero" di benedizione per l’intera umanità. In questo mistero della fedeltà di Dio, la Chiesa assolve appieno la sua missione solo quando riflette in se stessa la luce di Cristo Signore, e così è di aiuto ai popoli del mondo sulla via della pace e dell’autentico progresso.
Con Gesù Cristo la benedizione di Abramo si è estesa a tutti i popoli, alla Chiesa universale come nuovo Israele che accoglie nel suo seno l’intera umanità.
Ora, proprio con questo spirito oggi in questa festa della Manifestazione di Cristo al mondo intero, la Chiesa ci mette davanti agli occhi nei Magi che visitano il Bambino di Betlemme la varietà e l’universalità dei popoli attorno all’unica fede in Dio, qualsiasi nome abbia l’uomo dato a Dio.
Questo ci porta a riflettere, allora, sulla grande famiglia della Chiesa nelle sue varie sfaccettature, differenze e tradizioni ( Ortodossi, Protestanti ecc..), pertanto per celebrare questo giorno ho preparato un fascicoletto con alcune notizie sulle Religioni per aiutare la vostra comprensione, arricchire il vostro bagaglio culturale religioso e guidare la vostra fede e la vostra appartenenza alla Chiesa di Cristo.
Cari Amici, per realizzare tutto questo c’è bisogno di uomini che nutrano una grande speranza e possiedano perciò molto coraggio. Il coraggio dei Magi, che intrapresero un lungo viaggio seguendo una stella, e che seppero inginocchiarsi davanti ad un Bambino e offrirgli i loro doni preziosi.
Abbiamo tutti bisogno di questo coraggio, ancorato a una salda speranza. Ce lo ottenga Maria, accompagnandoci nel nostro pellegrinaggio terreno con la sua materna protezione e ci aiuti in questo cammino di rispetto e dialogo universale.

martedì 5 gennaio 2010

UN RACCONTO: Natale è festa di persone non di cose.


Carissimi,
domani 6 Gennaio è la Solennità dell'Epifania, ci saranno due Sante Messe alle ore 7.45 come ogni giorno e alle ore 18.00.
Buona BEFANA
don Marco

"Devo fare qualcos’altro?", chiese la segretaria.

L’occupatissimo direttore sbirciò l’orologio e l’agenda.
"Dovremmo già essere fuori da un pò.
Non si combina più niente ormai".
La segretaria sorrise:
"Veramente c’è ancora la lista dei regali di Natale di suo figlio.
Non dimentichi che fra qualche giorno è Natale!".
"Meno male che almeno lei ci ha pensato!".
L’indaffaratissimo direttore sospirò.
"Temo che il mio povero bambino sia un po’ arrabbiato con me.
E forse ha ragione.
Ho così poco tempo da dedicare alla mia famiglia.
Quando arrivo a casa alla sera, il bambino è già a letto.
Non ci parliamo quasi mai.
Ah! Ma almeno a Natale, voglio che abbia un bellissimo regalo!
Solo che non ho tempo... Facciamo così: me lo compri lei.
Non badi a spese.
Legga la lettera e compri tutto quello che il bambino vuole".
La segretaria aprì la lettera e sorridendo scosse il capo:
"Eseguo sempre i suoi ordini, ma questa volta mi è proprio impossibile".
"Perché no? Possibile che ci sia qualcosa che non
si può procurare oggi a un bambino di otto anni?
Che cosa avrà mai desiderato?
Mi faccia vedere, accidenti! ".
Senza parlare la segretaria tese al direttore la letterina del figlio.
L’uomo lesse:
"Caro papà, come regalo di Natale vorrei che tu per il prossimo anno tenessi
da parte tutti i giorni (o quasi) mezz’ora di tempo per me.
Nient’altro.
Tuo figlio Fabrizio".

Natale è festa di persone non di cose.
Un momento in cui si ritrovano valori, affetti, tenerezze, attenzioni
che finiscono troppo spesso smarrite nell'incalzare frenetico delle giornate.
I doni più belli sono quelli che riguardano le relazioni con le persone che amiamo.

venerdì 1 gennaio 2010

BUON ANNO dal Cappellano con l'Omelia del 1° Gennaio




OMELIA
XLIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2010


SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO

Carissimi,
la festa di Capodanno è carica già per conto suo di simboli emotivi e culturali che in ogni popolo e civiltà segnano una consapevolezza sempre più intensa del passare inesorabile del tempo, come a dire che la vita dell’uomo sulla terra ha una scadenza, a cui ci avviciniamo inesorabilmente, tra nostalgia del passato e speranza per il futuro.
La liturgia più antica celebrava in questo giorno il ricordo della circoncisione e dell’imposizione del nome di Gesù, con Maria e Giuseppe, ufficialmente nel Tempio, otto giorni dopo il Natale, come si racconta nel Vangelo di Luca.
Più recentemente la Chiesa ha messo tutto questo carico di storia e di futuro sotto la protezione di Maria, Madre di Dio, che appunto è la più coinvolta, per tutti noi, nel mistero del Dio fatto carne, che è il cuore della nostra fede.
Ora, ieri sera abbiamo Ringraziato Dio per il dono di un anno trascorso e lo abbiamo fatto recitando l’antica preghiera del Te Deum, oggi in occasione dell’inizio del Nuovo Anno, il Papa ci parla di PACE e rivolge un lungo messaggio a tutto il mondo, che vi ho inviato via e mail e che vi invito a leggere, inoltre, in questa Solennità, invocheremo la Benedizione del Signore per il nuovo anno che è iniziato, recitando l’antico Inno del Veni Creator.
Oggi, nell’odierna solennità, voglio proporvi qualche passaggio del Messaggio del Papa per questa Giornata, al fine di guidare la nostra riflessione e la nostra preghiera.
Noi in quanto Operatori di Pace, con il nostro essere Carabinieri, la preghiera diventa più pressante e impegnativa ed è un dovere, per servire la Pace, parlare di essa e comprenderne il vero senso.
Questa è la XLIII Giornata Mondiale della Pace e il Santo padre ha dato come tema: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.
Così inizia la Sua lunga lettera rivolta al mondo intero: “Il rispetto del creato riveste grande rilevanza, anche perché «la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio» e la sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità… 
L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti…. 
Si rende indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti». Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico...
Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui «quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio». Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri…
Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi…
La ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato 
Conclude il Santo Padre Benedetto XVI il suo Messaggio così: Per questo, invito tutti i credenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.
Sia questa allora la nostra preghiera e il nostro rinnovato impegno a continuare a servire questa Missione.

BUON ANNO del SIGNORE 
MMX

Il Cappellano alla fine dell'anno





OMELIA
S. MESSA E TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO
PER LA FINE DELL’ANNO 2009

 
Cari fratelli,
ci siamo riuniti in Chiesa, in questa bellissima serata. Dove la luna e le stelle accompagnano i sentimenti del nostro cuore, per celebrare l’Eucaristia nell’ultimo giorno di quest’anno 2009 che volge ormai al termine.

 “Figlioli, questa è l’ultima ora” (1 Gv 2,18).

Abbiamo ascoltato queste parole all’inizio nella prima lettura, tratta dalla lettera di san Giovanni, e pensiamo: quanto esse sono attuali! Quanto tutto questa sera converga a pensare alla fine di un periodo.

La fine dell'anno è occasione e motivo per tutti noi di bilanci, di auguri ed è anche un appello pressante a cogliere il senso e il valore del tempo che Dio ci concede.
Proprio sul senso e sul valore del tempo desidero proporvi innanzitutto alcune considerazioni per aiutare la vostra, la nostra, riflessione.

Sebbene si tratti soltanto di un cambiamento di data nel calendario, del fatto che dopo la mezzanotte l’anno 2009 lascerà il posto all’anno 2010, non possiamo tuttavia astrarre quest’evento da tutto ciò che è in noi e attorno a noi.
L’ultimo giorno dell’anno, che sta per terminare, ci mette in modo particolare davanti all’evidenza del “passare”:
“passa la scena di questo mondo” (1 Cor 7,31) e passa, in questo mondo, l’uomo.
Pensiamo in questo momento a tutti gli uomini, per i quali l’anno 2009 è stato l’ultima data nella storia della loro vita sulla terra, è stato cioè la data della loro morte.
Al tempo stesso pensiamo ai diversi avvenimenti che in questo periodo sono passati attraverso l’Italia, gli altri paesi del continente europeo, attraverso tutti i continenti del globo.
Gli avvenimenti che hanno scosso profondamente l’opinione pubblica, che hanno suscitato l’avvilimento e forse, a volte, la speranza.
Gli avvenimenti che hanno avuto la loro fine, oppure durano nelle loro conseguenze, costituendo una sfida, ponendo davanti agli uomini nuovi compiti.
Le parole dell’apostolo Paolo nella lettera ai Galati, ci aiutano a fare luce sul significato più vero del tempo. Paolo ci ricorda che “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna…perché ricevessimo l’adozione a figli” (Galati 4, 4-5).
L’espressione “pienezza del tempo” indica che il tempo corre verso un fatto accaduto, il quale fatto ha raggiunto il suo fine, la sua fine.
Prima di Cristo il tempo era come un’attesa, l’invocazione di Qualcuno che deve venire e ora questo Qualcuno è arrivato: è il Gesù di Nazaret e il tempo si è compiuto.
Ecco, sono “le ultime ore” di questo anno, cari amici.
Sappiamo che tutti gli avvenimenti della nostra vita e del nostro pianeta, passeranno nella storia con la data 2009.
Sappiamo che, insieme a questa data, essi si chiuderanno nei limiti del passato dell’uomo e del mondo.
Il giorno odierno costituisce certamente un termine. È il giorno di una certa chiusura. E noi tutti lo viviamo in tale modo.

E desideriamo viverlo così noi, che siamo qui riuniti nella chiesa della nostra base, per partecipare alla liturgia eucaristica, al sacrificio di Cristo, che è, nello stesso tempo, il “nostro” sacrificio e ci permette di esprimere dinanzi a Dio nel modo più pieno ciò che, in questo giorno, il nostro cuore e la nostra coscienza sentono il bisogno di manifestare.
Nella liturgia eucaristica noi possiamo esprimere a Dio nel modo più pieno il nostro rendimento di grazie e chiedere perdono. Infatti abbiamo certamente di che ringraziare, ma abbiamo anche di che chiedere perdono.

E perciò contenuto particolarmente vivo della nostra odierna partecipazione alla Santa Messa che le parole del prefazio diventino la nostra preghiera: “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere... rendere grazie... a te”!
A te.
Proprio a te, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Allora carissimi, vogliamo ringraziare per tutta l’abbondanza del mistero della nascita di Dio, nella cui luce sta passando l’anno vecchio e nasce quello nuovo.
Quanto è eloquente che il giorno che umanamente parla soprattutto del “passare”, quanto sia importante ringraziare dei doni ricevuti.
E insieme a questo rendimento di grazie, vogliamo sottolineare le parole della liturgia, iniziando dal “confiteor”
passando, attraverso il “Kyrie, eleison”,
fino ad arrivare all’“Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo”
e al nostro “Signore, non sono degno...”.
Mettiamo in queste parole tutto ciò che vivono le nostre coscienze, ciò che grava su di esse, ciò che soltanto Dio stesso può giudicare e perdonare. E non rifuggiamo dallo stare qui oggi davanti a Dio con la coscienza della colpa, come nell’atteggiamento del pubblicano del Vangelo, anzi  assumiamo proprio questo atteggiamento. Esso corrisponde appunto alla verità interiore dell’uomo. Esso porta la liberazione. Esso, proprio esso, si collega con la speranza.
Sì. La speranza dell’uomo e la speranza del mondo contemporaneo, la prospettiva del futuro davvero “migliore”, più umano dipendono dal “confiteor” e dal “Kyrie, eleison”. Dipendono dalla conversione personale che è capace di trasformare non soltanto la vita personale dell’uomo, ma la vita degli ambienti e della società intera: dagli ambienti più piccoli fino a quelli sempre più grandi, fino a comprendere l’intera famiglia umana.
Una cosa significativa: nel giorno in cui pensiamo, prima di tutto, al termine, alla fine, la liturgia tende la mano verso le parole che parlano del principio: “In principio era il Verbo / e il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio. / Egli era in principio presso Dio” (Gv 1,1-2).
Il termine ordina di risalire col pensiero al “principio”.
La fine dell’anno al suo inizio.
Il termine della vita al suo inizio.
Tuttavia il prologo del Vangelo di san Giovanni ci ordina di ritornare a quel “principio”, che è prima del tempo, prima del mondo, prima di tutto ciò che vive in questo mondo e muore, ha un inizio ed una fine... Ci ordina di ritornare al “principio” di ogni cosa, il quale è in Dio. In Dio stesso. Appunto, il Verbo: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui / e senza di lui niente è stato fatto / di tutto ciò che esiste. / In lui era la vita / e la vita era la luce degli uomini (Gv 1,3-4). Ed ecco: quel “principio” assoluto e incondizionato, di tutto , si è legato con il tempo dell’uomo. Con il passare. Con la sua vita e con la sua morte. “E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Da quel momento dobbiamo contare il nostro tempo in un altro modo. In altro modo comprendere e valutare la nostra vita. In altro modo vivere il nostro passare: la nascita e la morte dell’uomo e di tutto ciò che è umano.
La nostra esistenza è radicata non soltanto nel mondo, che passa, ma anche nel Verbo, che non passa. E perciò alla fine di quest’anno, quando ascoltiamo le parole: “Egli era nel mondo... / eppure il mondo non lo riconobbe” (Gv 1,10), dobbiamo chiedere:
che cosa abbiamo fatto per conoscere meglio, nell’anno che sta passando, questo Verbo che si fece carne?
Che cosa abbiamo fatto perché, mediante noi, gli altri lo conoscessero meglio?
Che cosa abbiamo fatto perché la vita umana ritrovasse la sua forma piena e matura, quella che le conferisce il Verbo?
Ascoltiamo inoltre: “Venne fra la sua gente, / ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11). E nuovamente dobbiamo chiedere:
l’abbiamo accolto?
o piuttosto l’abbiamo scostato e respinto?
abbiamo introdotto nella vita questo Verbo che si è fatto carne per noi e per la salvezza di tutti gli uomini?
che cosa abbiamo fatto perché gli altri lo accogliessero?
Terminiamo qui. Sì. Terminiamo con una tale domanda. Con queste poche domande che ciascuno di noi può moltiplicare nel suo cuore e nella propria coscienza.
Terminiamo in questo modo l’anno 2009, che sta passando. Poiché così l’apriremo in maniera migliore verso il futuro: verso il futuro immediato, che inizierà tra poche ore e verso quello definitivo che è in Dio, in Dio stesso.
Il Verbo è il futuro definitivo dell’uomo e del mondo. È questo Verbo che nella notte di Betlemme si è fatto carne.
Da oggi riprendiamo il cammino e rimettiamo al primo posto nella nostra vita Cristo, attraverso una vita seria personale.