venerdì 4 dicembre 2009

TRA UNA BRISCOLA E UNA RAKJIA

Uno dei passatempi per non annoiarsi è il giocare a carte, in particolare a briscola (ultimamente a preso piede il "tre sette a perdere" alias "traversone"). Non è stato semplice imparare, gli insegnamenti a volte erano cicchetti, ma come tutti dovrebbero sapere, il gioco delle carte è un gioco è tale deve rimanere. Si gioca in base, di servizio al Gate, alla Courte House ecc, vi è sempre un ritaglio della giornata per giocare a briscola. Che dire altro della briscola, a volte viaggia in concomitanza con la Rakjia. Hanno interessi diversi ma sono due passatempi. Forse il primo meno nocivo anche se inconsciamente non si riesce a staccarsi dal giocare, il secondo più pericoloso, in quanto a volte consciamente si esagera, causando senza dubbio e senza alcun pensiero un super lavoro del fegato, visto che si tratta di un distillato di prugne.
A volte la noia non fa pensare, nel momento non interessa l'esito positivo o negativo, ma il far passare il tempo. Non ho mai amato le carte eppure ci gioco sovente, non ho mai odiato la rakija eppure la bevo raramente, allora non pensiamo a quello che facciamo lasciamdoci trasportare dalle circostanze, che nel bene e nel male sono sempre esperienze, mah chissà.

Ri...peto.

E' con immenso piacere che voglio ulteriormente delucidarvi sui peti: sono conscio del fatto che oltre a sentirli, sia con effetto sonoro che con quello olfattivo, dobbiate anche leggere su questo fenomeno, però, considerato che io sono un ostinato riproduttore di gas intestinali, colgo l'occasione per mettervi a conoscenza delle varie tipologie di riproduzione di detti fenomeni, scusate, non vorrei sembravi sgradevole, nauseante o eccessivo, ma è solo per strappare una risata a questa missione, la quale sta diventando pesantina sotto certi aspetti, per cui, eccovi le varie tipologie di emanazione dei peti:

Vulgaris (normale): Scoreggia per ogni occasione, non particolarmente puzzolente, adatta per le passeggiate, non bisogna mollarla con grande rabbia o enfasi perchè può ingannare: da condividere con amici e parenti più stretti.
Salonis phoetida (pettaccio humilis): tipica in ambienti chiusi, motivata dalla assenza di desiderio di alzarsi e uscire per sganciarla da qualche altra parte:basta assumere un aria ingenua, alzare poco la gamba e guardare gli antestanti con malcelato disgusto in modo da deviare da sè i sospetti.
Cum tusse dissimulatae: scoreggia dissimulata con colpi di tosse:rientra tra le pericolose in quanto neccessita di appropriata spinta e buona coordinazione. Tipica negli uffici, bar, cinema, insomma ambienti affollati dove anche l'odore viene in fretta assimilato: un respiro a testa e la si fa fuori.
Humidis maculatae: Una delle peggiori: prende il nome dalle caratteristiche macchie che lascia sulle mutande. Complica terribilmente la vita in quanto bisogna cercare con urgenza un bidè per togliere le eccedenze e lavare i miseri resti. Rimane comunque mimetizzata sulle mutande molto scure.
Matutinis albae: Quale modo migliore per cominciare una giornata se non tirando una bella scoreggia al caldo delle lenzuola appena apriamo gli occhi? Vedrete con gioia il/la vostro/a compagno/a schizzare fuori dal letto con rapidità e agilità inaspettate per uno/a appena sveglio. Chiamato anche pettaccio egoistico perchè non c'è nessuno che lo voglia condividere con voi.
Humidae alonata: tipico nelle scuole, uffici, ambienti dove il deretano e costretto al costante contatto con la sedia.Lascia un alone nelle mutande, tanto più grande quanto più morbida è la sedia.
Deflagrantae vulcanica: Probabilmente la più temuta e odiata.Nel tirarla si prova una sensazione simile alla depilazione: è come se ci strapassero i peli del culo con la ceretta.Ascoltala e chiamala pure come ti pare.
Mentre si dividono in tre categorie e meritano una considerazione di tutto rispetto le scuregge silenziose:

Luffa: ancora percepibile se pur vagamente dall'orecchio umano è fortemente percepita dalle narici. Detta anche scoreggia del diavolo sia per l'odore dello zolfo che per la domanda: cosa diavolo hai mangiato?
Loffa: completamente silente suscita una vivace ondata di sdegnate proteste. Ideale sui tram, autobus, treni, metrò molto affollati. Ne bastano due per trovare posto a sedere.

Caloffa: silenziosissima e estremamente calda all'uscita, cosa che ne favorisce la rapida diffusione. Gli effetti sono terribili. Spesso neanche l'autore riesce a sopportarla. Tratto da: bastardi dentro

mercoledì 2 dicembre 2009

1° Dicembre 2009...

...be, la data non dovrebbe suggerirci niente, o comunque non ha un'importanza tanto sa suscitare in noi particolare interesse, forse qualcuno compie gli anni, o... magari è il suo onomastico, per cui la ricorda, ma si ferma al ricordo, sicuramente a livello Nazionale...no, sono sicuro! non ricorre alcuna festività, per cui per me e per la maggior parte dei componenti di questa Compagnia, non desta alcuna attenzione particolare.
Per un un reparto facente parte di questa missione, questa data ha sicuramente vitale importanza, tanto da chiedere o comunque avvalersi del privilegio di essere esonerati dalle capacità operative...già avete letto bene, dispensati dal lavorare, ora...l'enigma, non è tanto il fatto di giustificare l'assenza dal lavoro, ma chi ha chiesto di esserlo, soprattutto chi ha concesso questo onore, non lavorare...ma in Italia la Repubblica non è fondata sul lavoro? se non sbaglio è proprio il primo articolo della costituzione, probabilmente in altre nazioni il lavoro lo snobbano, proprio per festeggiare l'unificazione, già...in Romania si festeggia l'unificazione con la Transilvania. (ma non è una Repubblica anche la Romania? forse non è fondata sul lavoro!) Adesso si spiega il motivo per cui due squadre del nostro contingente sono dovute andare a coprire il turno 08,30/20,30 al Gate 1, e tutti gli altri imprevisti che ne sono derivati...perchè? perchè il popolo Rumeno, doveva festeggiare, perchè siamo qui per far festa! in un contesto, dove...certo non ci ammazziamo, ma siamo pur sempre in un territorio ostile e siamo qui per cercare di assicurare un minimo di protezione...i Rumeni cosa fanno?...festa, non lavorano!...mha!?

domenica 29 novembre 2009

A chi desidera conoscere CHI E' IL VERO DIO Qual'è il suo nome 4° e ultima Puntata


Carissimi,
oggi ho inviato a tutti l'ultima parte della mia "chiacchierata" con voi. Non so chi l'avrà letta, l'intenzione è offrire una lettura spirituale. Presi dalle "cose" della vita, talvolta ci dimentichiamo di noi stessi e del nostro rapporto con Dio. Buona Lettura
tuo don Marco


Amico Carissimo,
è l’ultima puntata della mia lettera iniziata a Settembre quando sono arrivato, non so se qualcuno l’avrà letta, ma l’intento era offrirvi, qualche cosa di spirituale da leggere.
Ora, stiamo per iniziare ormai al mese di Dicembre, e oggi abbiamo iniziato l’AVVENTO, tutto ci sta portando verso il mistero dell’Incarnazione, al Natale.
Per noi che siamo qui in “teatro” saranno giorni particolari, prepariamoci bene a vivere questo Natale. Abbiamo la fortuna di avere meno distrazioni, meno preoccupazioni di fare regali ecc.. viviamolo intensamente con autenticità.
Ora, riprendendo il discorso interrotto il mese scorso, continuo dicendo che personalmente ho molta facilità a pensare a Dio come Padre, perché ho avuto un grande maestro in questo: mio padre.
E’ un’ uomo semplice, dignitoso, riservato, consapevole della sua responsabilità, affettuoso ma …. Come un padre. Anche se ormai da molti anni sono lontano dalla casa Paterna, godo della sua presenza quelle volte che ritorno in famiglia. A lui debbo tutto: la mia vita, la fede, l’amore per Cristo, la fiducia incondizionata nella preghiera. I miei nipoti potrebbero descriverlo ancora meglio di me, perché come nonno è meglio ancora, davvero padre due volte. Un uomo dedito al suo lavoro e alla sua famiglia, e ad aiutare gli altri. Mi rivedo bambino accanto a lui a giocare…
Che volto ha Dio,m credo che abbia il volto dei nostri padri, delle nostre famiglie … penso che Dio sia come mio padre. Ha un progetto, un piano, un lavoro che manda avanti con infinita sapienza e pazienza; noi siamo i collaboratori di cui si serve per realizzare il suo piano. Solo l’uomo con la sua volontà può negarsi al piano di Dio, ma il disegno si compirà lo stesso perché “Dio sa scrivere diritto anche sulle righe storte”.
La vita ci insegna che Dio non ci rivela il suo piano, il modo con cui realizza la salvezza. Chi non crede parla di “destino”, di “Caso”, di “corso delle cose”. Gesù ci ha detto che è il Padre che sa tutto e che tutto governa con sapienza, bontà e giustizia infinita.
Dio non è un Padre lontano, impegnato in tante cose da non poter seguire personalmente i suoi figli. No. Dio è un Padre vicino, con cui possiamo parlare quando vogliamo, chiedere ciò che ci serve, vivere sempre in casa con Lui, essere ammessi alla sua intimità.
Gesù ce lo ha insegnato e mette sulle nostre labbra, recitandola insieme, la preghiera più semplice e più bella:
Padre nostro,
che sei nei cieli …
Ma forse è una preghiera troppo lunga. Basta ripetere la parola Abba, babbo, per avere la certezza di essere ascoltati e sentirsi sostenuti.
Si legge nei fioretti di San Francesco di Assisi, che una sera un frate si rivolse a S. Francesco per fare una gara: a chi avesse pregato di più. S. Francesco accettò la sfida e si misero d’accordo di pregare con il “Padre nostro”, quindi si ritirarono nelle proprie celle. Alle prime luci dell’alba, il giovane fraticello corse alla cella di San Francesco, felice e quasi certo della vittoria perché era stato sveglio tutta la notte ed era riuscito a recitare non so quante migliaia di Pater noster. “Beato te, fratello – gli rispose dolcemente S. Francesco - . Anch’io sono stato sveglio tutta la notte per pregare, ma non sono riuscito a terminate neppure un Padre nostro. Mi sono fermato infatti alla parola “Padre”!”.
Ripetere sempre “Padre, papà, babbo”, pensando a Dio è sicuramente la preghiera più semplice e più bella. E’ uno di quei monosillabi che arrivano diretti al cuore di Dio, che gode nel sentirsi chiamare “papà” dai propri figli.
Ricordo di aver chiesto, una volta, in un’incontro con un Muftì: come un mussulmano vive la sua intimità con Dio. Lui, scandalizzato, mi disse che stavo bestemmiando: “Dio non ammette nessuno alla sua intimità, a Lui si deve solo l’adorazione; noi siamo niente d’innanzi a Lui”. Fui molto stupito della sua fede, vera, sincera, ma non completa. Un giorno forse anche loro riusciranno a comprendere quanto Dio sia vicino ai suoi figli da poterlo chiamare Padre.
Così cari Amici, concludo e per Natale, vi farò arrivare una breve lettera di auguri. Pensare a un Dio, che si fa bambino, che ci offre la semplicità e la povertà di una culla ma non la miseria della mancanza di una famiglia, come bene primario di ogni persona. Ripensiamo alle nostre famiglie ai nostri genitori che ci hanno dato la vita ed educato alla fede e sarà per tutti un vero Natale.


Pristina, 30 Novembre 2009
Vostro don Marco