venerdì 4 dicembre 2009
TRA UNA BRISCOLA E UNA RAKJIA
Ri...peto.
Vulgaris (normale): Scoreggia per ogni occasione, non particolarmente puzzolente, adatta per le passeggiate, non bisogna mollarla con grande rabbia o enfasi perchè può ingannare: da condividere con amici e parenti più stretti.
Salonis phoetida (pettaccio humilis): tipica in ambienti chiusi, motivata dalla assenza di desiderio di alzarsi e uscire per sganciarla da qualche altra parte:basta assumere un aria ingenua, alzare poco la gamba e guardare gli antestanti con malcelato disgusto in modo da deviare da sè i sospetti.
Cum tusse dissimulatae: scoreggia dissimulata con colpi di tosse:rientra tra le pericolose in quanto neccessita di appropriata spinta e buona coordinazione. Tipica negli uffici, bar, cinema, insomma ambienti affollati dove anche l'odore viene in fretta assimilato: un respiro a testa e la si fa fuori.
Humidis maculatae: Una delle peggiori: prende il nome dalle caratteristiche macchie che lascia sulle mutande. Complica terribilmente la vita in quanto bisogna cercare con urgenza un bidè per togliere le eccedenze e lavare i miseri resti. Rimane comunque mimetizzata sulle mutande molto scure.
Matutinis albae: Quale modo migliore per cominciare una giornata se non tirando una bella scoreggia al caldo delle lenzuola appena apriamo gli occhi? Vedrete con gioia il/la vostro/a compagno/a schizzare fuori dal letto con rapidità e agilità inaspettate per uno/a appena sveglio. Chiamato anche pettaccio egoistico perchè non c'è nessuno che lo voglia condividere con voi.
Humidae alonata: tipico nelle scuole, uffici, ambienti dove il deretano e costretto al costante contatto con la sedia.Lascia un alone nelle mutande, tanto più grande quanto più morbida è la sedia.
Deflagrantae vulcanica: Probabilmente la più temuta e odiata.Nel tirarla si prova una sensazione simile alla depilazione: è come se ci strapassero i peli del culo con la ceretta.Ascoltala e chiamala pure come ti pare.
Mentre si dividono in tre categorie e meritano una considerazione di tutto rispetto le scuregge silenziose:
Luffa: ancora percepibile se pur vagamente dall'orecchio umano è fortemente percepita dalle narici. Detta anche scoreggia del diavolo sia per l'odore dello zolfo che per la domanda: cosa diavolo hai mangiato?
Loffa: completamente silente suscita una vivace ondata di sdegnate proteste. Ideale sui tram, autobus, treni, metrò molto affollati. Ne bastano due per trovare posto a sedere.
Caloffa: silenziosissima e estremamente calda all'uscita, cosa che ne favorisce la rapida diffusione. Gli effetti sono terribili. Spesso neanche l'autore riesce a sopportarla. Tratto da: bastardi dentro
mercoledì 2 dicembre 2009
1° Dicembre 2009...
domenica 29 novembre 2009
A chi desidera conoscere CHI E' IL VERO DIO Qual'è il suo nome 4° e ultima Puntata
oggi ho inviato a tutti l'ultima parte della mia "chiacchierata" con voi. Non so chi l'avrà letta, l'intenzione è offrire una lettura spirituale. Presi dalle "cose" della vita, talvolta ci dimentichiamo di noi stessi e del nostro rapporto con Dio. Buona Lettura
Amico Carissimo,
è l’ultima puntata della mia lettera iniziata a Settembre quando sono arrivato, non so se qualcuno l’avrà letta, ma l’intento era offrirvi, qualche cosa di spirituale da leggere.
Ora, stiamo per iniziare ormai al mese di Dicembre, e oggi abbiamo iniziato l’AVVENTO, tutto ci sta portando verso il mistero dell’Incarnazione, al Natale.
Per noi che siamo qui in “teatro” saranno giorni particolari, prepariamoci bene a vivere questo Natale. Abbiamo la fortuna di avere meno distrazioni, meno preoccupazioni di fare regali ecc.. viviamolo intensamente con autenticità.
Ora, riprendendo il discorso interrotto il mese scorso, continuo dicendo che personalmente ho molta facilità a pensare a Dio come Padre, perché ho avuto un grande maestro in questo: mio padre.
E’ un’ uomo semplice, dignitoso, riservato, consapevole della sua responsabilità, affettuoso ma …. Come un padre. Anche se ormai da molti anni sono lontano dalla casa Paterna, godo della sua presenza quelle volte che ritorno in famiglia. A lui debbo tutto: la mia vita, la fede, l’amore per Cristo, la fiducia incondizionata nella preghiera. I miei nipoti potrebbero descriverlo ancora meglio di me, perché come nonno è meglio ancora, davvero padre due volte. Un uomo dedito al suo lavoro e alla sua famiglia, e ad aiutare gli altri. Mi rivedo bambino accanto a lui a giocare…
Che volto ha Dio,m credo che abbia il volto dei nostri padri, delle nostre famiglie … penso che Dio sia come mio padre. Ha un progetto, un piano, un lavoro che manda avanti con infinita sapienza e pazienza; noi siamo i collaboratori di cui si serve per realizzare il suo piano. Solo l’uomo con la sua volontà può negarsi al piano di Dio, ma il disegno si compirà lo stesso perché “Dio sa scrivere diritto anche sulle righe storte”.
La vita ci insegna che Dio non ci rivela il suo piano, il modo con cui realizza la salvezza. Chi non crede parla di “destino”, di “Caso”, di “corso delle cose”. Gesù ci ha detto che è il Padre che sa tutto e che tutto governa con sapienza, bontà e giustizia infinita.
Dio non è un Padre lontano, impegnato in tante cose da non poter seguire personalmente i suoi figli. No. Dio è un Padre vicino, con cui possiamo parlare quando vogliamo, chiedere ciò che ci serve, vivere sempre in casa con Lui, essere ammessi alla sua intimità.
Gesù ce lo ha insegnato e mette sulle nostre labbra, recitandola insieme, la preghiera più semplice e più bella:
Padre nostro,
che sei nei cieli …
Ma forse è una preghiera troppo lunga. Basta ripetere la parola Abba, babbo, per avere la certezza di essere ascoltati e sentirsi sostenuti.
Si legge nei fioretti di San Francesco di Assisi, che una sera un frate si rivolse a S. Francesco per fare una gara: a chi avesse pregato di più. S. Francesco accettò la sfida e si misero d’accordo di pregare con il “Padre nostro”, quindi si ritirarono nelle proprie celle. Alle prime luci dell’alba, il giovane fraticello corse alla cella di San Francesco, felice e quasi certo della vittoria perché era stato sveglio tutta la notte ed era riuscito a recitare non so quante migliaia di Pater noster. “Beato te, fratello – gli rispose dolcemente S. Francesco - . Anch’io sono stato sveglio tutta la notte per pregare, ma non sono riuscito a terminate neppure un Padre nostro. Mi sono fermato infatti alla parola “Padre”!”.
Ripetere sempre “Padre, papà, babbo”, pensando a Dio è sicuramente la preghiera più semplice e più bella. E’ uno di quei monosillabi che arrivano diretti al cuore di Dio, che gode nel sentirsi chiamare “papà” dai propri figli.
Ricordo di aver chiesto, una volta, in un’incontro con un Muftì: come un mussulmano vive la sua intimità con Dio. Lui, scandalizzato, mi disse che stavo bestemmiando: “Dio non ammette nessuno alla sua intimità, a Lui si deve solo l’adorazione; noi siamo niente d’innanzi a Lui”. Fui molto stupito della sua fede, vera, sincera, ma non completa. Un giorno forse anche loro riusciranno a comprendere quanto Dio sia vicino ai suoi figli da poterlo chiamare Padre.
Così cari Amici, concludo e per Natale, vi farò arrivare una breve lettera di auguri. Pensare a un Dio, che si fa bambino, che ci offre la semplicità e la povertà di una culla ma non la miseria della mancanza di una famiglia, come bene primario di ogni persona. Ripensiamo alle nostre famiglie ai nostri genitori che ci hanno dato la vita ed educato alla fede e sarà per tutti un vero Natale.
