venerdì 1 gennaio 2010

BUON ANNO dal Cappellano con l'Omelia del 1° Gennaio




OMELIA
XLIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2010


SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO

Carissimi,
la festa di Capodanno è carica già per conto suo di simboli emotivi e culturali che in ogni popolo e civiltà segnano una consapevolezza sempre più intensa del passare inesorabile del tempo, come a dire che la vita dell’uomo sulla terra ha una scadenza, a cui ci avviciniamo inesorabilmente, tra nostalgia del passato e speranza per il futuro.
La liturgia più antica celebrava in questo giorno il ricordo della circoncisione e dell’imposizione del nome di Gesù, con Maria e Giuseppe, ufficialmente nel Tempio, otto giorni dopo il Natale, come si racconta nel Vangelo di Luca.
Più recentemente la Chiesa ha messo tutto questo carico di storia e di futuro sotto la protezione di Maria, Madre di Dio, che appunto è la più coinvolta, per tutti noi, nel mistero del Dio fatto carne, che è il cuore della nostra fede.
Ora, ieri sera abbiamo Ringraziato Dio per il dono di un anno trascorso e lo abbiamo fatto recitando l’antica preghiera del Te Deum, oggi in occasione dell’inizio del Nuovo Anno, il Papa ci parla di PACE e rivolge un lungo messaggio a tutto il mondo, che vi ho inviato via e mail e che vi invito a leggere, inoltre, in questa Solennità, invocheremo la Benedizione del Signore per il nuovo anno che è iniziato, recitando l’antico Inno del Veni Creator.
Oggi, nell’odierna solennità, voglio proporvi qualche passaggio del Messaggio del Papa per questa Giornata, al fine di guidare la nostra riflessione e la nostra preghiera.
Noi in quanto Operatori di Pace, con il nostro essere Carabinieri, la preghiera diventa più pressante e impegnativa ed è un dovere, per servire la Pace, parlare di essa e comprenderne il vero senso.
Questa è la XLIII Giornata Mondiale della Pace e il Santo padre ha dato come tema: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”.
Così inizia la Sua lunga lettera rivolta al mondo intero: “Il rispetto del creato riveste grande rilevanza, anche perché «la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio» e la sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenza dell’umanità… 
L’umanità ha bisogno di un profondo rinnovamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituiscono il solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti…. 
Si rende indispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti ad adottare nuovi stili di vita «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti». Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico...
Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui «quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio». Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri…
Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi…
La ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato 
Conclude il Santo Padre Benedetto XVI il suo Messaggio così: Per questo, invito tutti i credenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.
Sia questa allora la nostra preghiera e il nostro rinnovato impegno a continuare a servire questa Missione.

BUON ANNO del SIGNORE 
MMX

Il Cappellano alla fine dell'anno





OMELIA
S. MESSA E TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO
PER LA FINE DELL’ANNO 2009

 
Cari fratelli,
ci siamo riuniti in Chiesa, in questa bellissima serata. Dove la luna e le stelle accompagnano i sentimenti del nostro cuore, per celebrare l’Eucaristia nell’ultimo giorno di quest’anno 2009 che volge ormai al termine.

 “Figlioli, questa è l’ultima ora” (1 Gv 2,18).

Abbiamo ascoltato queste parole all’inizio nella prima lettura, tratta dalla lettera di san Giovanni, e pensiamo: quanto esse sono attuali! Quanto tutto questa sera converga a pensare alla fine di un periodo.

La fine dell'anno è occasione e motivo per tutti noi di bilanci, di auguri ed è anche un appello pressante a cogliere il senso e il valore del tempo che Dio ci concede.
Proprio sul senso e sul valore del tempo desidero proporvi innanzitutto alcune considerazioni per aiutare la vostra, la nostra, riflessione.

Sebbene si tratti soltanto di un cambiamento di data nel calendario, del fatto che dopo la mezzanotte l’anno 2009 lascerà il posto all’anno 2010, non possiamo tuttavia astrarre quest’evento da tutto ciò che è in noi e attorno a noi.
L’ultimo giorno dell’anno, che sta per terminare, ci mette in modo particolare davanti all’evidenza del “passare”:
“passa la scena di questo mondo” (1 Cor 7,31) e passa, in questo mondo, l’uomo.
Pensiamo in questo momento a tutti gli uomini, per i quali l’anno 2009 è stato l’ultima data nella storia della loro vita sulla terra, è stato cioè la data della loro morte.
Al tempo stesso pensiamo ai diversi avvenimenti che in questo periodo sono passati attraverso l’Italia, gli altri paesi del continente europeo, attraverso tutti i continenti del globo.
Gli avvenimenti che hanno scosso profondamente l’opinione pubblica, che hanno suscitato l’avvilimento e forse, a volte, la speranza.
Gli avvenimenti che hanno avuto la loro fine, oppure durano nelle loro conseguenze, costituendo una sfida, ponendo davanti agli uomini nuovi compiti.
Le parole dell’apostolo Paolo nella lettera ai Galati, ci aiutano a fare luce sul significato più vero del tempo. Paolo ci ricorda che “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna…perché ricevessimo l’adozione a figli” (Galati 4, 4-5).
L’espressione “pienezza del tempo” indica che il tempo corre verso un fatto accaduto, il quale fatto ha raggiunto il suo fine, la sua fine.
Prima di Cristo il tempo era come un’attesa, l’invocazione di Qualcuno che deve venire e ora questo Qualcuno è arrivato: è il Gesù di Nazaret e il tempo si è compiuto.
Ecco, sono “le ultime ore” di questo anno, cari amici.
Sappiamo che tutti gli avvenimenti della nostra vita e del nostro pianeta, passeranno nella storia con la data 2009.
Sappiamo che, insieme a questa data, essi si chiuderanno nei limiti del passato dell’uomo e del mondo.
Il giorno odierno costituisce certamente un termine. È il giorno di una certa chiusura. E noi tutti lo viviamo in tale modo.

E desideriamo viverlo così noi, che siamo qui riuniti nella chiesa della nostra base, per partecipare alla liturgia eucaristica, al sacrificio di Cristo, che è, nello stesso tempo, il “nostro” sacrificio e ci permette di esprimere dinanzi a Dio nel modo più pieno ciò che, in questo giorno, il nostro cuore e la nostra coscienza sentono il bisogno di manifestare.
Nella liturgia eucaristica noi possiamo esprimere a Dio nel modo più pieno il nostro rendimento di grazie e chiedere perdono. Infatti abbiamo certamente di che ringraziare, ma abbiamo anche di che chiedere perdono.

E perciò contenuto particolarmente vivo della nostra odierna partecipazione alla Santa Messa che le parole del prefazio diventino la nostra preghiera: “È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere... rendere grazie... a te”!
A te.
Proprio a te, Padre, Figlio e Spirito Santo.
Allora carissimi, vogliamo ringraziare per tutta l’abbondanza del mistero della nascita di Dio, nella cui luce sta passando l’anno vecchio e nasce quello nuovo.
Quanto è eloquente che il giorno che umanamente parla soprattutto del “passare”, quanto sia importante ringraziare dei doni ricevuti.
E insieme a questo rendimento di grazie, vogliamo sottolineare le parole della liturgia, iniziando dal “confiteor”
passando, attraverso il “Kyrie, eleison”,
fino ad arrivare all’“Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo”
e al nostro “Signore, non sono degno...”.
Mettiamo in queste parole tutto ciò che vivono le nostre coscienze, ciò che grava su di esse, ciò che soltanto Dio stesso può giudicare e perdonare. E non rifuggiamo dallo stare qui oggi davanti a Dio con la coscienza della colpa, come nell’atteggiamento del pubblicano del Vangelo, anzi  assumiamo proprio questo atteggiamento. Esso corrisponde appunto alla verità interiore dell’uomo. Esso porta la liberazione. Esso, proprio esso, si collega con la speranza.
Sì. La speranza dell’uomo e la speranza del mondo contemporaneo, la prospettiva del futuro davvero “migliore”, più umano dipendono dal “confiteor” e dal “Kyrie, eleison”. Dipendono dalla conversione personale che è capace di trasformare non soltanto la vita personale dell’uomo, ma la vita degli ambienti e della società intera: dagli ambienti più piccoli fino a quelli sempre più grandi, fino a comprendere l’intera famiglia umana.
Una cosa significativa: nel giorno in cui pensiamo, prima di tutto, al termine, alla fine, la liturgia tende la mano verso le parole che parlano del principio: “In principio era il Verbo / e il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio. / Egli era in principio presso Dio” (Gv 1,1-2).
Il termine ordina di risalire col pensiero al “principio”.
La fine dell’anno al suo inizio.
Il termine della vita al suo inizio.
Tuttavia il prologo del Vangelo di san Giovanni ci ordina di ritornare a quel “principio”, che è prima del tempo, prima del mondo, prima di tutto ciò che vive in questo mondo e muore, ha un inizio ed una fine... Ci ordina di ritornare al “principio” di ogni cosa, il quale è in Dio. In Dio stesso. Appunto, il Verbo: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui / e senza di lui niente è stato fatto / di tutto ciò che esiste. / In lui era la vita / e la vita era la luce degli uomini (Gv 1,3-4). Ed ecco: quel “principio” assoluto e incondizionato, di tutto , si è legato con il tempo dell’uomo. Con il passare. Con la sua vita e con la sua morte. “E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). Da quel momento dobbiamo contare il nostro tempo in un altro modo. In altro modo comprendere e valutare la nostra vita. In altro modo vivere il nostro passare: la nascita e la morte dell’uomo e di tutto ciò che è umano.
La nostra esistenza è radicata non soltanto nel mondo, che passa, ma anche nel Verbo, che non passa. E perciò alla fine di quest’anno, quando ascoltiamo le parole: “Egli era nel mondo... / eppure il mondo non lo riconobbe” (Gv 1,10), dobbiamo chiedere:
che cosa abbiamo fatto per conoscere meglio, nell’anno che sta passando, questo Verbo che si fece carne?
Che cosa abbiamo fatto perché, mediante noi, gli altri lo conoscessero meglio?
Che cosa abbiamo fatto perché la vita umana ritrovasse la sua forma piena e matura, quella che le conferisce il Verbo?
Ascoltiamo inoltre: “Venne fra la sua gente, / ma i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11). E nuovamente dobbiamo chiedere:
l’abbiamo accolto?
o piuttosto l’abbiamo scostato e respinto?
abbiamo introdotto nella vita questo Verbo che si è fatto carne per noi e per la salvezza di tutti gli uomini?
che cosa abbiamo fatto perché gli altri lo accogliessero?
Terminiamo qui. Sì. Terminiamo con una tale domanda. Con queste poche domande che ciascuno di noi può moltiplicare nel suo cuore e nella propria coscienza.
Terminiamo in questo modo l’anno 2009, che sta passando. Poiché così l’apriremo in maniera migliore verso il futuro: verso il futuro immediato, che inizierà tra poche ore e verso quello definitivo che è in Dio, in Dio stesso.
Il Verbo è il futuro definitivo dell’uomo e del mondo. È questo Verbo che nella notte di Betlemme si è fatto carne.
Da oggi riprendiamo il cammino e rimettiamo al primo posto nella nostra vita Cristo, attraverso una vita seria personale.

giovedì 31 dicembre 2009

...dopo gli auguri di Natale.....


Dopo gli auguri di Natale il mio desiderio più grande è quello che il 2010 porti a tutti noi ed ai nostri cari tutto il bene possibile. Un abbraccio sincero

mercoledì 30 dicembre 2009

Lodi, lodi, lodi!

Le esercitazioni, si sa, sono fatte per cercare di farsi trovare preparati per un eventuale veritiero intervento improvviso, anche se molte volte si fanno con una certa...ripugnanza. Quella del 29 u.s. è stata di quelle soddisfacenti, sia per noi personale esecutivo, sia per colui che ci guidava, si è creata da subito una coesione la quale ha dato luce ad una compattezza di plotone ed una sincronia nei movimenti, da far manifestare gli elogi anche da parte dell'olandese volante, (non è il DJ) mentre qualcun'altro, si limita ancora a redarguire il personale perchè l'esecuzione dell'avanti è esercitato con poca foga, per cui non incutiamo timore a nessuno...mha!?
Continuo ad esternare lodi a chi ha condotto il plotone, non perchè voglia conquistare la sua stima, ma perchè io, e non solo, abbiamo percepito da subito e concisamente quanto e quello che si doveva fare, è stato modesto nel farsi affiancare da un subalterno per meglio percepire quanto accadeva nelle altre zone, (anche perchè non si può guidare con il telefono in mano) si sentivano bene gli ordini impartiti, (con il megafono, mentre quanlcun'altro si sgola) ed in ultimo e non è poco, abbiamo ricevuto anche i ringraziamenti, bella esercitazione e come ha detto l'olandesone...ci siamo anche divertiti! cosa volete di più? vogliamo andare ancora a Peja! mhmhmhmhm! penso che qualcuno ne abbia abbastanza, dai su... ancora poco, stringiamo i denti.

lunedì 28 dicembre 2009

Un Racconto

Era una persona fedele e generosa con la sua famiglia e corretta nel rapporto con gli altri,

però non credeva che Dio si fosse fatto uomo come,
secondo quanto afferma la Chiesa, è successo a Natale.
Era troppo sincero per far vedere una fede che non aveva.
"Mi dispiace molto, disse una volta a sua moglie che era una credente molto fervorosa,
però non riesco a capire che Dio si sia fatto uomo; non ha senso per me."



Una notte di Natale, sua moglie e i figli andarono in chiesa per la messa di mezzanotte.
Lui non volle accompagnarli.
"Se venissi con voi mi sentirei un ipocrita.
Preferisco restare a casa.
Vi starò ad aspettare."
Poco dopo la famiglia uscì mentre iniziò a nevicare.
Si avvicinò alla finestra e vide come il vento soffiava sempre più forte.
"Se è Natale , pensò, meglio che sia bianco".
Tornò alla sua poltrona vicino al fuoco e cominciò a leggere un giornale.
Poco dopo venne interrotto da un rumore seguito da un altro e subito da altri.
Pensò che qualcuno stesse tirando delle palle di neve sulla finestra della sala da pranzo.
Uscì per andare a vedere e vide alcuni passerotti feriti, buttati sulla neve.
La tormenta li aveva colti di sorpresa e, per la disperazione di trovare un rifugio,
avevano cercato inutilmente di attraversare i vetri della finestra.
"Non posso permettere che queste povere creature muoiano di freddo... però come posso aiutarle?"
Pensò che la stalla dove si trovava il cavallo dei figli sarebbe stato un buon rifugio,
velocemente si mise la giacca, gli stivali di gomma e camminò sulla neve fino ad arrivare nella stalla,
spalancò le porte e accese la luce.
Però i passerotti non entrarono.
"Forse il cibo li attirerà," pensò.
Tornò a casa per prendere delle briciole di pane e le disseminò sulla neve facendo
un piccolo cammino fino alla stalla.
Si angustiò nel vedere che gli uccelli ignoravano le briciole
e continuavano a muovere le ali disperatamente sulla neve.
Cercò di spingerle in stalla camminando intorno a loro e agitando le braccia.
Si dispersero nelle diverse parti meno che verso il caldo e illuminato rifugio.
"Mi vedono come un estraneo che fa paura", pensò.
"Non mi viene in mente nulla perché possano fidarsi di me...
Se solo potessi trasformarmi in uccello per pochi minuti, forse riuscirei a salvarli!"
In quel momento le campane della chiesa cominciarono a suonare.
L'uomo restò immobile, in silenzio, ascoltando il suono gioioso che annunciava il Natale.
Allora si inginocchiò sulla neve:
"Ora si, ora capisco", sussurò.
"Signore, ora capisco.
Ora capisco perchè ti sei fatto uomo... "

Sono nato povero, dice Dio
perchè tu possa considerarmi l'unica ricchezza.
Sono nato debole,
perchè tu non abbia mai paura di me.
Sono nato perseguitato,
perchè tu sappia accettare le difficoltà.
Sono nato per amore,
perchè non dubiti mai del mio amore.

CULTURA

La cultura è il sapere il conoscere, Non è mai tardi e non si è mai grandi nell'imparare. In questa missione ne abbiamo sentite di tutti i colori, viste di cotte e di crude. Allora perchè non rendere più divertente questo blog, partecipando tutti al pubblicare e commentare gli strafalcioni e gli orrori sentiti dai colleghi o chi per essi. Molte volte non capisco come mai si raccontano le barzellete sui carabinieri...mah. Voglio fare da apripista per una, spero lunga serie di errate espressioni orali e scritte. Spero vogliate tutti collaborare a rendere questo error lessic vocabolary ricco di castronerie, manca poco più di un mese per finire questa benedetta missione e allora buon divertimento:

-ABBIAMO RIMASTI IN POCHI A PARLARLO BENE LITAGLIANO;

- CHI PRIMA ARRIVA PRIMA E LI';

- AL CECCHINO (check in) DI TIRANIA.....MA DOVE SUL GRATTACIELO, NOOO ALL'AEROPORTO;

- C'E DA METTERSI LA TESTA SUI CAPELLI;

- TUTTI I NODI TORNANO LI;

- HO FATTO TANTE TRADUZIONI, CHE LINGUE CONOSCI?;

- SUL TELEFONINO MI SONO MESSO LE ..COME SI CHIAMANO...MMH, STANNO IN EGITTO, AH ADESSO RICORDO LE PALAFITTE (piramidi);

- COMPAGNIA AEREA AIRUAN (airone);

- ZENNER, BELARDI (zemmer, belardo);

- AFSTAN O LI' (Afghanistan);

- U PICCIRIDDU NO E' SERENO;

- SCUSI MARESCIA' SICCOME IO SONO PROPANO (profano);

- VIENI GUARDA E' CADENDO LA NEVE, E' INIZIANDO IL FREDDO;

- ADESSO CHE TI HO IMPARATO A GIOCARE;

- QUINDI TI ERO DICENDO;

-CONOSCIO UNA PESSONA MOTTO INPOTTANTE, CHE CONTA MOTTO, VUOI CHE CE LO DICO;

- QUANDO ERO PICCOLO TUTTI MI SCHERZAVANO, MA IO GIA GLIELO DETTO;

- NON CI TORNARE A TORNARE TORNA ( non rifarlo);

- MA PERCHE' NON GLI HAI MESSO LA ICHISI (x=pareggio) ALLA GLIUVENTUS;